La Critica



"Il tono fantasioso della espressione pittorica dell’artista richiama classicamente forme e narrazioni che hanno contraddistinto la fine del secolo scorso e l’inizio del nostro secolo, nel quale alle calde atmosfere klimtiane si è sostituita la violenza espressiva dei Fauve i quali per mezzo della potenza del colore hanno anticipato tutte le grandezze e le contraddizioni del XX° secolo.
Questa volta però il tono è mediato, non atmosfere da sogni irrealizzabili, né tantomeno la cruda realtà sbattuta con violenza sulla tela, ma l’esaltazione di una moderazione che deve guidare al raggiungimento di certezze, di sicurezze dalle quali la nuova generazione non può prescindere. E allora da qui i colori pacati ma non troppo, le forme definite ma non troppo, un’iconografia riconoscibile da tutti, chiara ma che allo stesso tempo può lasciare lo spazio alle più ampie interpretazioni della fantasia.
Siamo dinanzi ad una nuova poetica, dove non c’è più spazio né per l’eccesso né per i toni nostalgici, dove la certezza delle proprie possibilità passa per la mediazione del tutto, e dove il tutto viene mediato per la certezza delle proprie possibilità.
Il sogno è nella realtà, la realtà nel sogno, in una osmosi di leggibilità e fantasia che anticipa il III° millennio.”

Maurizio Riommi



"Alberto Rino Chezzi è un artista davvero singolare. Nato a Milano, dopo gli studi in materie economiche, studia presso il Maestro Mario Massolo. Comincia un suo personale dialogo con il segno ed il colore. Sperimenta tele diverse, utilizza il jeans, la juta, sulle quali talvolta utilizza applicazioni. Protagonista della pittura contemporanea del suo paese, il colore è stato e continua ad essere al centro del percorso creativo di Alberto Rino Chezzi. Ha trovato nel colore, il mezzo espressivo adatto a dare un’anima artistica alle forme ed ai contenitori che imprime sulla tela. La forza primigenia e simbolica che promana dai suoi quadri, si concilia e si adatta, quasi la volesse imprigionare, all’energia che scaturisce dai colori. Ci introduce nel suo mondo, quello dell’anima, delle esperienze che questa quotidianamente prova nel suo peregrinare e come, questa è il soffio della vita, così i suoi lavori vivono di una propria vita. Per ogni quadro vi è una storia, un modo di vedere la realtà da nuovi punti di vista. Creatività e sensibilità per il segno, le forme, i colori e l’anima messa a nudo sono le caratteristiche dei suoi quadri. Trasporta sulla tela le visioni oniriche dell’inconscio. La profonda passione per la pittura, anche come mezzo per affermare nuove sensibilità, hanno permesso ad Alberto Rino Chezzi di sviluppare la sua poetica improntata sull’esplorazione della forma-simbolo-colore, nel tentativo di liberare l’arte dalle convenzioni accademiche. I suoi quadri non ci raccontano solo questo. E’ un pittore capace di fondere l’essenzialità simbolica di matrice occidentale con la sperimentazione dei colori, sempre netti e per questo energeticamente potenti. E’ riuscito a sviluppare un’estetica differente che sembra a volte conciliarsi maggiormente con la sacralità. Ha sviluppato un proprio universo e linguaggio dei segni per raccontare in chiave moderna la storia dell’animo umano. Con Alberto Rino Chezzi assistiamo alla vittoria della creatività e del colore sulla materia e sullo spazio."

Matteo Rossi


"Sì come un prezioso calice di Sassicaia
l’opera di Alberto Chezzi disvela il meglio del suo aroma
allorché ne avverti il retrogusto.
Non di rado invero il distratto viandante transita innanzi ad essa senza rimanerne folgorato.
Il viaggio però non può concludersi senza un ripensamento su quell’immagine
che ha comunque percepito, avvertito, memorizzato, se non somatizzato
tanta è l’effervescenza che, poi sprigiona.
Ciaccaezetazetai evoca spesso l’immagine rovesciata del nostro corpo
sì come riverso sul talamo o sul letto di morte.
Si tratta di assecondare l’arte nella fuga verso il miraggio,
verso l’effimero,
verso l’impalpabile.
Alberto Chezzi lo fa, con l’anima e con il corpo.
La materialità del tratto, dissuade l’interprete dal ragionevole e razionale
impulso del materialismo
ed infine lascia spazio alla spiritualità.
Perché l’opera di Alberto, alla fine,
si congeda dallo sguardo e va proprio a riposare
laddove la nostra anima desidera, laddove il corpo
riverso, riposa o si duole.
In ogni caso è una sfida al demone che ci tenta
perché lei, l’arte, quell’arte sconfigge la morte.
L’immagine che Alberto crea si colloca invero,
non già sull’epidermide del sentire,
ma viaggia prepotentemente verso l’agone
dei pensieri, laddove il vortice travolge l’idea,
esaltando il contributo che il tratto, a volte semplice, a volte perso nell’assurdo
offre a quell’ignaro e disattento viandante.
Sfiora la pelle, non lo senti, poi quando l’immagine appare nel tuo intimo,
raggiunge le viscere del tuo universo pensante,
si colloca come un’icona al centro del tuo intestino e ne diviene parte.
Non ne esce più.
Si ferma.
Si staglia dentro l’anima perché la solidarietà con essa è assoluta.
L’opera di Alberto, nella sua prepotente ed assurda illogicità
è infatti lo specchio più fedele dei nostri sentimenti.
Non per caso, distesi sul talamo,
riflettiamo sul soffitto o sul lenzuolo,
proprio l’esatto contrario di quello che siamo.
Quello cioè che Alberto Chezzi
nell’estasi immaginante
ci regala, aiutandoci a guardare …

Alessandro F. Petrillo